Buongiorno cari lettori, eccomi qui oggi a parlare di poesia con “Un mare necessario” di Sergio Russo.

«Scrivere è il modo che utilizziamo noi esseri umani per dire quello che non è possibile dire, per comunicare l’incomunicabile, per alleggerire il peso che spesso portiamo nell’animo, quello dato dalle parole che ci bruciano in gola, che ci infiammano lo stomaco e che, spesso, tratteniamo dentro, evitando che possano (s)correre via (anzi, scappare) per la consapevolezza dell’impatto che potrebbero avere su chi andasse ad ascoltarle. Sergio Russo sembra, con questa sua opera, fare proprio questo: mettere su carta tutte le parole che non ha mai detto, o forse sì, non lo potremo mai sapere, l’impressione tuttavia propende verso la prima ipotesi, poiché alcune sfumature di senso ci fanno pensare che abbia preferito conservarle, in questa intima forma per sé, e decidere invece di renderle poesia affinché possano essere ascoltate non da una persona in particolare, ma da chi abbia la volontà di ascoltarle.»

Pagine: 89

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Voto:2,5/5

Chi mi conosce da tempo sa perfettamente il mio rapporto con la poesia. E’ qualcosa di viscerale e quasi trascendentale. Ognuno di certo ha il proprio stile e il proprio modo di essere poeta e scrivere. “Un mare necessario” mi ha dato l’impressione di essere in un mare e di apprezzare le onde e odiare la calma piatta.

Le parole, soprattutto in poesia, secondo il mio modestissimo parere, hanno un ruolo e una forza talmente forte da dover compensare il foglio bianco. In questo volume a volte sembrava che le parole venissero inghiottite dal bianco. Potevano essere frasi ad effetto, come le chiamo io “acchiappa like”, ma non le vedevo come poesie, il peso, la cadenza, i sentimenti, erano fin troppo sfocati e non riuscivo a definirli.

Questo non vuol dire che il libro non mi sia piaciuto nella sua interezza ma solo in alcune parti. Altre le ho sottolineate e apprezzate, soprattutto alcuni giochi di parole. Affiancare una parola a un’altra creando un significato nuovo ma con un sapore di vecchio e conosciuto non è facile, per questo le volte in cui Serio ha provato a inserirle sono ben riuscite.

Di emozioni il libro doveva sprigionarne tante, visti tutte queste parole che sembrano tanto dei non detti che hanno fatto male al cuore. Alle volte il sentimento era prorompente e arrivata lì dove doveva arrivare, altre volte si disperdeva e non era facile rincorrerlo e acchiapparlo.

Nel complesso, non si poteva di certo avere una raccolta solo di poesie che piacciono, ci trovi ovunque degli alti e bassi.

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