Buongiorno cari lettori oggi parliamo di “Il cacciatore di stelle: Sky” di Ellettra Petricola.

Trama:

Come si può sfuggire al proprio passato?

Come si possono reprimere i rimorsi che ostacolano la nostra coscienza?

Milo Sky Hill ha compiuto azioni terribili nel corso della sua vita, di cui non si è mai pentito; rimpiange solo una delle sue azioni e per quella resterà rinchiuso per il resto della sua esistenza nel reparto psichiatrico di una prigione di Tilbourg in Olanda.

Lì, isolato dal mondo, fa la conoscenza dello psicologo Pavel Sokolov.

Fin da subito tra i due uomini nasce una complicità: Milo dall’animo chiuso confessa al terapeuta i suoi demoni, i suoi pensieri e pian piano tra i due si instaura più di un rapporto professionale.

Milo riuscirà a superare il suo trauma?

Oppure non scomparirà mai dalla sua testa e dal suo cuore il ragazzo dagli occhi color polvere di stelle?

Pagine: 201

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Voto: 3,5/5

Recensione:

Una storia con un grande potenziale a mio parere, nonostante alcune parole illeggibili che mi hanno rallentato la lettura “Il cacciatore di stelle” mi ha lasciato una piacevole sensazione, spero di continuare presto a sentire Milo e soprattutto a scoprirne di più su Pavel, uno dei personaggi che ho amato alla follia.

Ma proseguiamo per gradi, Milo è il nostro protagonista, è rinchiuso in una cella per dei crimini commessi. Da qui il lettore inizia a fare le sue ipotesi e teorie che l’autrice decide di inserire man mano durante la lettura creando uno storytell all’interno del romanzo. Scelta molto azzeccata, così facendo si scopre moltissimo sul nostro protagonista. I suoi traumi infantili e tutto ciò che ne deriva. La sua personalità è altalenante, come anche i suoi comportamenti. Scrive sempre su dei quaderni.

Questa scelta stilistica potrà non essere vista di buon occhio da molti, a tratti anche da me. Il motivo è molto semplice, proseguendo con la narrazione lo sguardo del lettore è puntato solo su Milo o su Pavel a volte e mai sulla scena, su dei gesti distintivi, delle sensazioni più profonde. Le descrizioni dell’ambiente che circonda i personaggi sono poco vividi e bui, stessa cosa delle azioni e peculiarità dei personaggi. L’autrice spesso scrive dialoghi molto lunghi e ne susseguono altri, perdendo così quel rapporto con la realtà che solitamente un lettore ricerca. Non siamo capaci di parlare per minuti interi senza una pausa, un tic, uno sguardo particolare o la sensazione di dimenticare alcune parole.

Altro personaggio presente nel romanzo è Ermes, anche lui ben caratterizzato. Insomma, posso dire davvero complimenti all’autrice per la creazione dei personaggi.

Sui dialoghi e sulle tematiche trattate sono ancora in lotta con i miei pensieri perché quando il nostro protagonista descriveva alcune scene molto cruente non percepivo nulla, nessuna emozione. Non so se esserne “felice” perché è riuscita a far sembrare una cosa così brutale “semplice e normale”, o scavare affondo e pensare che non ci si sia fermati molto a rendere palpabili alcuni sentimenti che dovevano spiccare nel romanzo.

Nel complesso, visto anche il finale che mi ha lasciato a bocca aperta, penso sia un buon lavoro.

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