“Il nuovo Guerra e Pace“, ecco come viene definito da una grande fetta di lettori il nuovo libro dell’autrice di “Una vita come tante“, Hanya Yanagihara. Il suo nuovo romanzo “Verso il paradiso“, seppur mantiene la pesantezza di un tomo non indifferente da digerire tocca temi scottanti, quali le diatribe etniche e razziali derivate dal colonialismo, il capitalismo della sorveglianza, il totalitarismo, la questione di genere e queer. Certo, tutte belle tematiche se non fosse che nessuno ha parlato in merito all’utilizzo della “N” word ripetuta nel suo romanzo. Scelta letteraria? Non ha cercato di usarla in modo improprio o dispregiativo? Una piccola variazione nella traduzione del libro? In ogni caso si punta il dito verso chiunque provi a pronunciare o scrivere questa parola, ma se si tratta di un futuro best seller ci si cuce la bocca.

Nonostante questa scivolata il libro presenta una struttura molto ambiziosa a tratti incomprensibile per difficoltà nel linguaggio e prolisse descrizioni. Il libro è diviso in tre macro aree a Washington Square Park nel Greenwich Village. Ci spostiamo da New York nel 1893, a Manhattan del 1993, concludendo il tutto con un futuro distopico (sono molti i parallelismi a Fahrenheit 451), Zona Otto nel 2093.

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