1) Com’è nata l’idea di Lemongrass?

Lemongrass è nato da una canzone. Credo che quella sarà una serata che non dimenticherò mai. Avevo messo la riproduzione casuale su Spotify, su una playlist creata dall’app e, all’improvviso, “She” di Dodie mi ha riempito la testa di immagini. Era come se riuscissi a vedere le due ragazze di cui lei cantava, a sentire i sentimenti di ognuna di loro. Mi sono lasciata guidare da quelle emozioni e ho buttato giù la prima idea di trama. Dopo, ovviamente, ci sono state diverse modifiche, però la storia generale è nata così, ascoltando una canzone.

2) Quanto c’è di te nelle tue protagoniste? Hai una particolare simpatia per una delle
due?

Ti dirò, per la prima volta da quando scrivo, di me c’ veramente molto in questo romanzo. Non tanto nei personaggi o nella storia… è qualcosa di più intimo. Scrivere di Effie e Olly non solo mi ha permesso di affrontare argomenti a me cari, ma mi ha dato uno spazio dove vivere le mie fragilità senza il bisogno di celarle. Provare le loro emozioni in seconda persona è stato liberatorio: la dolcezza, l’empatia, ma anche la compassione e il bisogno di trovare un proprio posto nel mondo, sono tutte cose che mi appartengono, ma che nella vita di tutti i giorni non mostro apertamente. Con loro ho potuto farlo e forse questo, più dell’avere in comune pregi e difetti, mi rende parte di loro.
Per la seconda parte della domanda… non so risponderti. Senza pensarci ti direi Effie, perché come Olly ho l’istinto di proteggerla. Però, se mi fermo a riflettere, ho questo legame con potente con Olly. La sua forza, il percorso che ha fatto, il suo amare senza condizioni… Non lo so. Tra loro non so scegliere.

3) Se dovessi scegliere tra tutti i personaggi dei tuoi libri, qual è quello che ti è piaciuto
maggiormente scrivere? E quello più odiato?

Quello più odiato è semplicissimo: la mamma di Effie. Dai, è impossibile non odiarla. Mentre scrivevo le sue scene digrignavo i denti e finivo sempre per avere male. Quello che mi è piaciuto di più… forse Dong, È un personaggio al di fuori dei canoni di maschio alpha che di solito troviamo nei romance ed esplorare la sensibilità di un ragazzo/uomo è stato interessante e commovente.

4) Perché hai deciso di puntare su un romance F/F?

Non l’ho deciso. La storia è nata da sola e mi ha travolta. Ho provato anche a ignorarla, consapevole che non fosse proprio una trama vendibile con facilità, ma lei ha continuato a bussare e urlare per farsi sentire.
E alla fine ho deciso di ascoltarla e di non pensare al resto. Non ho puntato su un romance F/F, io ho puntato su Effie e Olly. Non so se abbia senso questa cosa, però è così.

5) Sei una mamma, quindi come è stato dover scrivere di genitori complicati e a tratti
bigotti?


Difficile sotto diversi punti di vista. Posto che io sono agli antipodi per pensiero e metodi educativi, rispetto ai genitori di Effie, è anche vero che affrontare certe tematiche ti mette davanti a uno specchio. La domanda “io davvero farei di meglio?” è sempre dietro l’angolo. Anche quando sai per certo che la risposta è sì, continui comunque a metterti in discussione e a pesare le tue azioni come genitore. Non parlo solo di non essere tu bigotto, ad esempio, ma anche i dubbi sull’essere capace di insegnare ai tuoi figli l’accoglienza, l’amore, la gentilezza e l’ascolto. Sia come scrittrice, ma anche come lettrice, quando affronto temi così complessi e delicati, il pensiero prevalente è la volontà di crescere figli migliori di quei personaggi, ma anche migliori di me.

6) Quale tra i tuoi lavori è quello a cui sei più affezionata?

“Lemongrass” e “La vita che mi hai lasciato” si contendono a pari merito il primo posto. Sono i due romanzi in cui ho riversato le mie emozioni più preziose.

7) Come descriverti in sole 4 parole “Lemongrass”?

Malinconico
Delicato
Intenso
Coraggioso

8) Ci sono lavori futuri già in programma a cui stai lavorando?

Ho almeno una decina di trame segnate sul mio quadernino, ma per ora solo due di loro vedranno la luce.
Questa volta torno sul romance puro. Ho bisogno di staccare un po’ la spina dalle mie emozioni e godermi
un viaggio spensierato. Poi chissà… c’è una storia particolare e intensa che mi ronza in testa, ma ha bisogno
di molto studio e dedizione prima di poter essere scritta. Vedremo col tempo…

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