Buongiorno cari letto, oggi nuova recensione! Parliamo del libro di Chiara Natalie Focacci “L’apostrofo nel bicchiere”
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Pagine: 103
Editore: Il seme bianco
Formato: Cartaceo 11,90
Voto: 🌟🌟🌟🌟

L’apostrofo nel bicchiere racconta l’intersecarsi di due storie che fanno della normalità della vita qualcosa di straordinario. A farci sorridere e commuovere ci sono Frida, un’instancabile sognatrice che della sua sensibilità e curiosità ha fatto un mantra, ed Enrico, che per fare spazio a un po’ di amore è riuscito a lasciare alle spalle il suo cinico pragmatismo. E mentre Frida osserva, fotografa e infine approda al lavoro dei sogni, accompagnata da una bicicletta rosso fuoco e da un vicino di altri tempi, qualche isolato più in là emerge uno spirito introverso, perso nei libri e negli incontri fortuiti, che soltanto un’amicizia appena nata potrà riscuotere. L’apostrofo nel bicchiere vuole dare coraggio a chi cerca di riscoprire il sapore delle piccole cose.

Il romanzo di Chiara parte piano, così come la sua protagonista, Frida, che pian piano sta riemergendo da un periodo difficile, ha il suo tempo per riprendere in mano la sua vita grazie anche ad alcuni personaggi molto presenti nella sua vita che anche con il più piccolo gesto la tengono a galla.

Anche se visto poco, il Signor Marchese è un personaggio molto caratterizzato, con una forte presenza nella vita di Frida, anche se può sembrare un personaggio marginale e a tratti strano.

Le cose non sono mai le stesse, cara Frida. Dipende tutto da che punto di vista le guardi. Anche le persone, sai. Dipende quanta luce di quella persona vuoi vedere, e quanta ombra vuoi usare per coprire i suoi segreti e i suoi vizi.

La vita di Frida è piena di salite, ma lei cerca sempre la forza per andare avanti, il carattere della nostra protagonista è ben delineato. Ciò che forse manca a questo romanzo è un po’ di descrizione periferica, attorno a lei oltre alle persone e ai sui molteplici pensieri, cosa c’è realmente. Le descrizioni scarseggiano, siamo più fiondati nel flusso di coscienza della nostra protagonista.

Perché dentro di lei regnava il caos più totale […] Perché cosa c’era di più bello, in fondo, di segnarsi quello che si voleva ricordare per farlo proprio.

Poi senza alcun preavviso, entra prorompente nella narrazione Enrico, un personaggio che per le prime pagine sembra avere un ruolo marginale, ma che, alla fine si rivela, per questioni di importanza pari alla nostra Frida.
Enrico è un personaggio molto difficile da catalogar, per certi versi l’ho trovato più complesso e tridimensionale rispetto a quello di Frida. Sembrano essere entrambi legati, come se uno fosse il proseguimento dell’altro anche se ancora non lo sanno.

Qualche decina di pagine prima della fine abbiamo un avanzamento nella narrazione, succede effettivamente qualcosa, ma a mio parere questo è stato solo la ciliegina sulla torta di un romanzo che non voleva tanto narrare l’amore, quanto la forza che serve per rialzarsi e soprattutto il tempo che ci vuole per ricominciare a vivere.

Frida ora voleva coprire quella ferita che si stava chiudendo pian piano con sensazioni nuove

Vorrei spendere altre due parole, Chiara ha davvero una bella penna, il suo modo di scrivere rientra molto nelle mie corde, è quello che voglio leggere, un susseguirsi di emozioni, che ti fanno vibrare il cuore. Descrizioni di sensazioni che ti sembra di aver vissuto in prima persona, una carezza necessaria nei momenti più bui.

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