Buongiorno cari lettori, oggi parliamo di un romanzo un po’ particolare: Dante e la tartaruga di Vincenzo Spinelli. 
Ringrazio Vincenzo per la disponibilità a inviarmi il romanzo e anche per aver risposto a qualche domanda.

Dante e la Tartaruga è la storia contemporanea (e folle) di due innamorati che vivono nella periferia bolognese. Stanchi di condurre un’esistenza ai margini della società ed esausti di vacillare perennemente sulla soglia della povertà, decidono di commettere un omicidio per appropriarsi del patrimonio della ricca e odiosa signora Scalpini, così da poter poi rilevare la libreria Shakespeare and Company di Parigi.
Il protagonista, Dante Chitano, da anni sogna di fare lo scrittore ed Elena Bugetti vorrebbe soltanto vivere serenamente insieme a lui. Riusciranno, al termine di questa avventura surreale e rocambolesca, a coronare i loro sogni?


Prezzo: 12,50 formato cartaceo
Pagine:125
Editore: Il seme bianco
Voto:🌟🌟🌟🌠🌠🌠

Come ti è venuto in mente di scrivere questo romanzo?
Era fine 2016. Mi trovavo in uno stato d’animo particolare perché mi è sempre piaciuto scrivere ma non sapevo se fossi effettivamente portato. Quell’anno menzionarono un mio racconto a un concorso nazionale e non mi sembrava vero, credevo si fossero sbagliati. I partecipanti erano più di mille. Così, pieno di dubbi, iniziai a frequentare corsi di scrittura creativa per avere conferme. E una sera mi capitò di vedere Achille e la tartaruga, film di Takeshi Kitano. Fu un vero trauma. Il film mostra uno che per tutta la vita prova a sfondare nel mondo dell’arte e non ci riesce. Volevo scrivere una storia cercando di esorcizzare una vita come quella di quel personaggio, così iniziai a scrivere Dante e la tartaruga. Naturalmente il libro c’entra poco o niente con il film, anche perché nel film il protagonista dipinge, mentre nel libro scrive. Ho solo preso spunto da quella storia.

Quanto c’è di autobiografico in Dante o altri personaggi?

È la domanda che mi fanno più spesso. Alcuni pensano addirittura che ragioni o che io veda le cose come Dante. In realtà credo che scrivere qualcosa di autobiografico sia veramente difficile. Mi viene in mente Mark Twain che scrisse la sua biografia a fine carriera, dopo aver pubblicato non so quanti libri. E poi la mia vita non è così interessante. Credo che l’unica cosa in comune con Dante sia che entrambi siamo malinconici, ma per il resto non c’è nient’altro, anche perché lui è presuntuoso, io no.


Il romanzo trasuda di scrittori chiamiamoli classici quanto hanno influito sul tuo modo di scrivere? E’ grazie a loro che è nata questa passione?

Tutti gli scrittori che cito hanno influito tantissimo sul mio modo di scrivere. Sono convinto che la lettura sia come una palestra per uno scrittore. Secondo me non può esserci una buona scrittura se alla base non ci sono tante letture. Non è scontato che chi legge tanto scrive bene  (vale anche per me), però credo sia fondamentale. Per questo romanzo ho preso come modelli Ragazzi di vita di Pasolini o Altri libertini di Tondelli o Trainspotting di Welsh, dove si parla di “ragazzi di strada” usando il loro gergo. Ma avrai visto che ci sono anche influenze che arrivano dalla letteratura surrealista e umoristica. E sì, questa passione è nata anche grazie a loro.
Il finale è, se possiamo dirlo “aperto”, pensi che ci potrà essere un sequel?
Potrebbe esserci un seguito ma non adesso. Ora vorrei provare a immergermi in nuove storie, provare nuovi stili, descrivere personaggi diversi. E poi un po’ mi piace che il lettore si immagini come vivranno i protagonisti di Dante e la tartaruga.
Il romanzo è politicamente scorretto sotto diversi punti di vista, quanti sei vicino agli ideali di Dante.
Il romanzo è politicamente scorretto perché io amo quel tipo di letteratura. Penso alla frase di Dalì “L’arte è fatta per disturbare, la scienza per rassicurare”. Dante è così folle per quella sua convinzione che sia giusto commettere un omicidio per ottenere il patrimonio della signora Sclapini perché avevo in mente una frase di Voltaire “Uccidere è proibito, quindi tutti gli assassini vengono puniti, a meno che non uccidano su larga scala e al suono delle trombe”. Sono lontano anni luce dagli ideali di Dante, se non per quelli che riguardano il nutrimento dell’anima con la cultura, tutto il resto è un pretesto per far riflettere e divertire il lettore, sperando di esserci riuscito.


Dante Chitano è il nostro protagonista, il suo sogno è quello di diventare uno scrittore, ha una buona conoscenza infatti della letteratura, cita spesso o meglio dialoga come se fossero nella stessa stanza con: Poe, Hemingway, Kafka, Pirandello, Joyce.

“[…] Joyce aveva scritto l’Ulisse dopo aver passato del tempo a chiedersi da dove viene il male. […] <>”

Queste figure letterarie per lui non sono solo linfa per i suoi romanzi ma anche degli amici con cui dialogare, come se fossero il suo alter ego le sue diverse personalità. 
Elena Bugetti invece è la sua ragazza, l’unico suo sogno è quello di vivere felice e dignitosamente accanto all’uomo che ama. Da quello che ho potuto notare di Elena è la parte debole, succube della forte personalità di Dante a volte asfissiante, a volte ho avuto come l’impressione che non fosse d’accordo su molte cose ma che, preferiva non contraddirlo. 
Vivere al margine ormai non faceva più per loro, si sentivano schiavi di una società che non li comprendeva sia a livello ideologico che fisico. Mancavano i soldi per il cibo anche se non è mai stato un problema per la coppia che nel frigo avevano scorte di alcolici e birre, l’affitto sempre indietro con le rate tanto da avere paura di essere sfrattati da un momento all’altro, avrà un ruolo importante la padrona di casa, ex attrice di teatro. 
Al limite della sopportazione decidono di prendere la strada per il non ritorno, l’omicidio. Uccidere la signora, antipatica, cattiva e padrona della casa dove lavora Elena è l’unica soluzione per prendere l’eredità e anche la libreria Shakespeare and Company di Parigi.

 Le pagine si susseguono con la spiegazione a volte di personaggi marginali come il migliore amico Bruno:

” <>

Il personaggio di Bruno come anche altri lascia trasparire anche il livello culturale dei personaggi, il ceto sociale a cui appartengono, i loro ideali.  Persino la superficialità dei dialoghi e dei loro pensieri.
Altre volte invece veniamo scaraventati nella macchinazione  vera e propria del delitto. Sono poche e sporadiche le pagine eccessivamente volgari che potrebbe non far andare bene questo libro per una grande fetta della popolazione. 

Di questo piccolo romanzo come avete potuto vedere dall’intervista con Vincenzo c’è molto da dire. Sono circa centoventicinque pagine che scorrono tra le dita come la sabbia. L’ho letto senza fatica in un pomeriggio, l’autore mi aveva anche un po’ spaventata dicendomi che alcuni, per via del linguaggio forte usato non erano riusciti a terminarlo, per fortuna cerco sempre di farmi un’idea personale e non basarmi sul pensiero degli altri. A  mio parere vale la pena leggere Dante e la tartaruga, magari storcere il naso davanti a eccessi di violenza o di volgarità ma apprezzare tutto ciò che si nasconde dietro a quelle parole, il messaggio anche se può sembrare prettamente negativo, non lo è, vi lascio il piacere di andarlo a scoprire da soli.







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