Buongiorno cari lettori, oggi per il giorno della memoria, ho deciso di parlare del romanzo di John Boyne, Il bambino con il pigiama a righe. Penso che tutti noi almeno una volta abbiamo visto il film e pianto, forte tanto da sentire il cuore andare in mille pezzi. 

Scorrete l’articolo per leggere la recensione del romanzo.







Caro lettore, sebbene di solito ci riserviamo questo spazio per raccontarti una trama o descriverti dei personaggi, per una volta ci prenderemo la libertà di non farlo.Non solo perché il libro che hai fra le mani è molto difficile da definire, ma anche perché siamo convinti che qualunque nostra parola ti priverebbe del sapore della scoperta.Se comincerai a leggere questo libro, infatti, farai un viaggio.Un viaggio con un bambino di nove anni che si chiama Bruno. (Ma questo non è un libro per bambini di nove anni.) E presto o tardi arriverai con lui in un luogo circondato da un recinto.Di luoghi così al mondo ne esistono molti, ma speriamo che tu non ne conosca mai uno.



                                                                       Lunghezza stampa: 211

Editore: BUR (24 giugno 2013)
Formato: Digitale (7,99 euro)
Cartaceo (14,21 euro)
Voto: 🌟🌟🌟🌟🌟




Purtroppo la storia narrata da John Boyne con gli occhi del piccolo Bruno non è una favola, è un vero e proprio incubo, la vera, cruda e triste realtà. Tutti quanti almeno una volta nella vita ha visto il film diretto da Mark Herman del 2008. Chi è riuscito sin da subito a vederlo interamente fino alla fine e chi come me, per la sua estrema sensibilità è riuscito a finire il film solo dopo la pubertà. 
Tutt’ora a riguardare “Il bambino con il pigiama a righe” il viso mi si riga di lacrime sin dai primi minuti. Prendendo coraggio qualche mese fa decisi di acquistare il romanzo, curiosa di vedere l’adattamento romanzato. 

Boyne si serve del piccolo Bruno, figlio di un comandante tedesco, per raccontare la terribile storia dei campi di concentramento. La scrittura è molto semplice e scorrevole, tanto che a mio parere è adatta anche ai più piccini, con una forte morale ma velata, comprensibile a pieno o con un accurata lettura o dopo averlo letto diverse volte. 

Bruno è un bambino e da tale non riesce a comprendere a pieno quello che sta succedendo, dovutosi trasferire insieme alla sua famiglia a “Auscit” si ritrova a guardare dalla sua finestra un grande campo dove vivevano donne, uomini, bambini tutti abbigliati allo stesso modo, un pigiama a righe. 
La curiosità del piccolo farà sì, che durante una sua escursione farà la conoscenza di un suo coetaneo, Shmuel; nati lo stesso giorno ma con caratteristiche fisiche molto diverse. Il piccolo Shmuel infatti è denutrito, sporco, le dita così sottili che gli serviranno per pulire i bicchieri nella casa di Bruno. 

L’innocenza dei bambini è un nodo focale sulla storia.


“E’ così ingiusto” disse Bruno. “Non capisco perché io devo essere prigioniero da questa parte della rete dove non c’è nessuno con cui parlare e giocare, mentre tu hai molti amici con cui probabilmente giochi per ore ogni giorno.

Ne parlerò con mio padre”



Una delle frasi da cui traspare l’innocenza di Bruno, la bontà d’animo di un semplice bambino incapace di odiare, incapace di comprendere quanto può essere cattivo il mondo se vieni classificato diverso.

Dovremmo vedere il mondo un po’ più con gli occhi di un bambino così da avere meno odio, disprezzo per le strade e più fratellanza, amore. 

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