Buongiorno cari lettori, oggi vorrei parlarvi di una collaborazione molto importante per me poiché tocca un argomento molto importante e di cui oggi si cerca di parlare sempre meno, la violenza sulle donne, in questo caso sulla violenza domestica. Martina mi contattò dopo aver letto l’articolo che pubblicai per la rubrica Giovedì Crime sul femminicidio, vi lascio qui il link https://opinio-nerd.blogspot.com/2019/10/rubrica-giovedi-crime.html e mi propose questa collaborazione. Ho letto il libro in pochissimo tempo ma ho ancora, a distanza di giorni i brividi che mi percorrono la schiena.

Il romanzo in questione è “Anna, l’inferno in una bottiglia” di Martina Loghin.


Anna è una giovane ragazza che dovrebbe vivere una vita serena e spensierata come tutti i suoi coetanei, ma questi sono privilegi che a lei, fin da bambina, non sono mai stati concessi. Stella, sua madre, è legata a un uomo violento e geloso da cui non riesce a separarsi e per Anna maltrattamenti e soprusi fanno parte della quotidianità. Finché un giorno tutto nella sua vita cambia. Un libro che narra una storia forte, una storia realmente accaduta, e che ha ottenuto la “Menzione d’Onore” al concorso internazionale di letteratura “Il Canto di Dafne”.

Lunghezza stampa: 224
Formato: Kindle (Gratuito o 2,99 euro)
 e cartaceo (13,60 euro)
Voto: 🌟🌟🌟🌟🌟


Non è facile parlare di queste tematiche, non è facile nemmeno scrivere cosa si prova ad aver paura di tornare a casa, già, la casa che dovrebbe essere un posto sicuro diventa la tana del lupo. La storia che ci propone Martina è tratta da una storia vera, per motivi di privacy ha preferito cambiare i nomi ai personaggi. Dovremmo meravigliarci davanti all’ennesimo fatto di cronaca nera? Ennesima donna vittima di violenze? Sì, dovremmo continuare a meravigliarci che nel ventunesimo secolo ci siano ancora persone così cattive da far del male alla donna che diceva di amare. Dovremmo parlare, se c’è qualcosa che non va nel vostro compagno, marito, se non vi sentite più al sicuro tra le sue braccia, parlatene. Il silenzio e l’alienamento spesso portano alla morte.

Anna è una ragazza come tante, ormai è grande, ha un bel fisico, ha i suoi interessi, i suoi sogni, ha un futuro davanti a sé. Al contrario sua madre, Stella sin da ragazza ha iniziato a vivere nel terrore. L’uomo che tanto amava, che supplicava di sposare perché uomo buono, lavoratore si è rivelato un mostro. 
A volte per amore non si vedono i difetti della propria controparte, si dice spesso che in quel momento era arrabbiato per un motivo, ora per un altro, ora invece era stata proprio lei a farlo arrabbiare per cosa? Cosa ha fatto di tanto male da meritarsi quelle botte? Amarlo? Perdonarlo ogni volta che tornava strisciando pregando il suo perdono?

La violenza domestica è un cane che si morde la coda, ci provi ad allontanarti, ci provi con tutte le forze ma non ci riesci, ti insegue, ti opprime anche da lontano, anche solo il ricordo. E Stella per i suoi figli è rimasta con lui, l’ha continuato ad amare e proteggere ricevendo in cambio solo ceffoni.

Non era questo l’amore che si aspettava la nostra Stellina. Poche volte toccava ai suoi figli vivere quel supplizio ma bastava la violenza psicologica a farli tremare. 

Come avevo scritto nell’articolo la violenza ha un evoluzione graduale, sì, ma spesso letale. 
Alla fine si deve fare i conti con quel mostro, volenti o nolenti. 
Anna ha sopportato tutte sulle sue fragili spalle, portando con sé una promessa che le faceva da supporto. 

Non tutti gli uomini sono violenti, alcuni sono in grado di amare questo Anna lo ha capito.

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